Benessere e clima aziendale

La sicurezza psicologica: fattore chiave per creare ambienti di lavoro umani, resilienti e altamente performanti

Quante persone si sentono sicure a condividere il proprio malessere o le proprie soddisfazioni sul lavoro? La sicurezza psicologica è quel senso di tranquillità nell’esprimere idee, vissuti, preoccupazioni, senza il timore di essere mal interpretati, non ascoltati.

Martina Filiput

Per capire come mai la sicurezza psicologica favorisca le performance di alto livello, dobbiamo prendere in considerazione la natura di gran parte del lavoro nelle organizzazioni di oggi: le mansioni routinarie, modulari e prevedibili stanno declinando sempre più, mentre un numero crescente di compiti richiedono di saper giudicare, saper gestire l’incertezza, suggerire nuove idee e coordinarsi e comunicare con gli altri. Questo significa che esprimersi è cruciale per la riuscita degli obiettivi.

Cosa s’intende per sicurezza psicologica?

Il termine “sicurezza psicologica” nasce nel 1990, ed è definita come l’atmosfera in cui le persone riescono a mostrare ed impiegare sé stesse in una attività senza paura delle possibili conseguenze negative.

Amy C. Edmonson definisce la sicurezza psicologica come la convinzione condivisa nel gruppo di lavoro di sentirsi al sicuro nel correre dei rischi.

La sicurezza psicologica sta diventando non solo requisito attendibile e desiderabile, ma indispensabile in un mondo in cui le aziende risultano realtà sempre più complesse e sempre più dipendenti dal coinvolgimento di chi vi lavora.

E’ importante che gli ambienti di lavoro siano il più possibile “psicologicamente sicuri”, dal momento che in tali ambienti, i lavoratori possano sentirsi liberi di sbagliare e di condividere questi errori con altri senza la paura di sentirsi umiliati, in imbarazzo o addirittura puniti. Lo scopo è creare un ambiente di lavoro libero dal pregiudizio e dal giudizio, in cui godere di una fiducia reciproca e aperta alla crescita personale e professionale.

In che misura la psicologia è in relazione con la cultura della sicurezza?

Secondo Amy C. Edmonson sono strettamente collegate. La cultura della sicurezza è la manifestazione congiunta del clima di sicurezza e della sicurezza psicologica all’interno di un’azienda.

Nella piramide dei bisogni, elaborata dallo psicologo Abraham Maslow per identificare gli elementi alla base della motivazione, la sicurezza fa parte dei bisogni primari ed è il secondo livello della piramide, immediatamente successivo alle esigenze fisiologiche.

Come definito dalla Edmondson, la sicurezza è un fenomeno a livello di gruppo, che genera apprendimento di schemi comunicativi efficaci, i quali si riflettono nella creazione di comportamenti altrettanto efficienti e di prestazioni lavorative migliori. Parte essenziale del processo di generazione di un clima di sicurezza psicologica è la fiducia, che gioca un ruolo nella condivisione della conoscenza così come nella mediazione del processo.

Per creare un ambiente di lavoro “psicologicamente sicuro” è necessario apportare delle modifiche soprattutto alla comunicazione tra colleghi e da parte dei superiori. E’ indispensabile coinvolgere e invitare le risorse a partecipare alle questioni aziendali astenendosi dal giudicare le idee proposte. Inoltre, è consigliato reagire in modo produttivo, esprimendo apprezzamento in caso di successo ed evitando di condannare l’insuccesso con, chiaramente, punizioni se non quando vi siano violazioni evidenti. In questo modo è possibile ottenere un orientamento volto all’apprendimento continuo.

Un altro modo per generare un clima simile è motivare lo sforzo dei lavoratori, in modo tale da far comprendere l’importanza che ognuno ha nelle sorti dell’organizzazione. Infine, sarebbe giusto proporre una continua autovalutazione della leadership aziendale, per far sì che il processo di apprendimento non coinvolga soltanto i lavoratori, ma anche i diretti superiori.

I 4 step di Timothy R. Clark

Nel suo libro “The 4 Stages of Psychological Safety”, il Dottor Timothy R. Clark – tra i maggiori esperti internazionali di psychological safety, change management e sviluppo della leadership, identifica 4 passaggi essenziali affinché i componenti di un gruppo di lavoro si sentano a loro agio nel fornire un contributo all’organizzazione di cui fanno parte.

Fase 1:

L’inclusione. Questo primo livello di sicurezza è legato a filo doppio a un altro bisogno della piramide di Maslow: l’appartenenza. Lo raggiungiamo nel momento in cui siamo a nostro agio e ci sentiamo accettati per ciò che siamo, ognuno nella nostra unicità.

Fase 2:

La Disponibilità. In questa fase ci sentiamo sicuri di fare domande e sperimentare per acquisire nuove capacità. Per raggiungerla è necessario essere disponibili a dare e ricevere feedback e non avere paura di commettere qualche errore.

Fase 3:

Il Contributo. Mettendo a frutto le competenze acquisite e i nostri talenti naturali, in questa fase possiamo finalmente contribuire ad aggiungere valore alle attività e alle strategie dell’organizzazione tramite l’espressione di opinioni e idee, ma anche dubbi e preoccupazioni.

Fase 4:

La Sfida. Il quarto livello di sicurezza è quello nel quale, se scorgiamo un’opportunità di miglioramento, non proviamo timore nel mettere in discussione lo status quo.

Quali sono7 vantaggi della sicurezza psicologica?

sicurezza psicologica
  1. Diffusione di benessere aziendale

Il tema della salute mentale dei collaboratori è emerso come prioritario con il diffondersi della pandemia. Tuttavia, da tempo gli studi in materia di HR sottolineano l’importanza del benessere organizzativo non solo per la sicurezza psicologica dei collaboratori, ma anche per il contributo efficace alla produttività e alla riduzione dei livelli di stress.

  1. Maggiore coinvolgimento delle persone

L’engagement dei collaboratori è uno dei parametri più indicativi per misurare il benessere all’interno di un’organizzazione. Quando le persone si sentono sicure è più facile che siano coinvolte nelle attività lavorative: dalla gestione dei clienti o dei fornitori alla risoluzione di problemi, dalle riunioni con i colleghi alla collaborazione nei progetti strategici.

  1. Rafforzamento della cultura organizzativa

L’impatto della cultura organizzativa sulla motivazione delle persone è forte: la sicurezza psicologica dovrebbe essere allo stesso tempo un punto fermo della cultura e un elemento decisivo per consolidarla e ottenere risultati in termini di riduzione del turnover.

  1. Riduzione del turnover

Quando le persone si sentono parte della stessa cultura, incluse e sicure nell’espressione di idee e potenziale, è piuttosto naturale che non abbiano alcuna volontà di lasciare l’azienda per cui lavorano. La valorizzazione dei talenti è da sempre la leva più efficace per fidelizzarli, riducendo così i costi necessari per reclutare e formare nuove persone.

  1. Stimolo alla creatività

La psychological safety è un presupposto fondamentale per la circolazione di nuove idee e la proposta personale di iniziative. Solo sentendoci a nostro agio infatti, possiamo dare libero sfogo alla creatività senza temere di essere giudicati o sminuiti.

  1. Miglioramento dell’immagine

Un ambiente di lavoro psicologicamente sicuro porta anche a un miglioramento dell’immagine aziendale agli occhi dei clienti, dei fornitori e di tutti gli interlocutori esterni, compresi i potenziali candidati in fase di recruiting.

  1. Aumento della produttività

Come in un vero e proprio circolo virtuoso, grazie a tutti gli elementi citati fino a qui – ovvero l’engagement, il senso di appartenenza, la cultura inclusiva e l’orientamento alle innovazioni – è naturale che il gruppo lavori al massimo del potenziale e le performance registrino un incremento sia in termini di quantità, sia in termini di qualità.

Fonti:

InsideOut Training Blog (insideout-training.it)

Organizzazioni senza paura. Creare sicurezza psicologica sul lavoro per imparare, innovare e crescere

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